|
Article on other languages:
|
L'Assolutismo monarchico è una teoria politica che sostiene che una persona (generalmente un monarca) debba detenere tutto il potere. Questo è giustificato dal concetto di "Diritto divino dei re", che implica che l'autorità di un governante derivi direttamente da Dio. Eminenti teorici associati all'assolutismo comprendono Agostino d'Ippona, Paolo di Tarso, Jacques-Bénigne Bossuet, Thomas Hobbes e Jean Bodin. Tradizionalmente l'origine del concetto di sovrano assoluto si individua negli scritti di Jean Bodin. Egli sosteneva l'unità, indivisibilità e perpetuità della sovranità. Hobbes, nella sua filosofia della legge naturale, riteneva che i governanti assoluti emergessero in accordo con gli istinti fondamentali degli uomini, in particolare la loro paura della morte e il loro bisogno di potere. Nella sua visione, non poteva esserci ordine sociale senza la cessione del potere a un singolo individuo che lo avrebbe usato per limitare le tendenze violente e anti-sociali del popolo. Hobbes insisteva anche sull'irreversibilità del potere assiluto comunque acquisito, per vie pacifiche o violente, legali o illegali. Per coloro che credevano che il monarca assoluto fosse stato scelto da Dio, la ribellione contro il monarca era equivalente alla ribellione nei confronti di Dio. Quindi, il governo era considerato assoluto, in quanto non poteva essere sfidato. Il termine "assoluto" deriva dal latino ab solutus, ovvero sciolto da ogni costrizione esterna; quindi il sovrano assoluto è colui che può esercitare liberamente il proprio potere.
Le radici dell'assolutismo monarchicoNel XVII secolo l'assolutismo monarchico si affermò in Francia e in altri Paesi dell'Europa continentale, come la Prussia e la Russia degli zar. Nell'Europa di inizio dell'età moderna era la forma di governo più diffusa, nella sua incarnazione di Stato dei ceti. Il potere del principe era affiancato da una corte, ufficiali, parlamenti, Diete, nei quali erano presenti le classi privilegiate come il clero, la nobiltà, ecc.. Spesso il potere di questi apparati si riduceva ad essere puramente consultivo. Non avevano seria influenza nelle decisioni, solamente cercavano di difendere i propri privilegi. Tra il 400 e 500, i monarchi ridimensionarono i poteri di tali ceti, nonostante questi tendessero ad allargare la propria presenza. La necessità di mantenere eserciti permanenti e di imporre tributi senza interpellare i sudditi, facilitò il rafforzamento dei monarchi di fronte alla nobiltà e alla borghesia, mentre le guerre contribuirono allo sviluppo del sentimento nazionale e nella figura del sovrano sembrò incarnarsi l'intera nazione. In Francia, in Prussia e più tardi in Russia, la cultura del Cinque-Seicento sostenne l'idea di un primato politico, culturale ed etico-religioso della Nazione. Nell'ambito religioso, il cattolicesimo, dopo il Concilio di Trento (1545 - 1563), favorì l'affermarsi dell'idea di sovrano come rappresentante dell'ordine razionale voluto da Dio. Diversificato fu invece l'atteggiamento del mondo protestante: i calvinisti furono decisi avversari dell'assolutismo, mentre i luterani, seguendo le dottrine del loro maestro, videro nel principe anche il capo della comunità religiosa, perché ritennero che egli solo, con la sua autorità assoluta, potesse reprimere la volontà dei malvagi. Lo sviluppo del capitalismo commerciale e finanziario favorì anch'esso l'affermazione dell'assolutismo regio. Infatti, la necessità di mantenere eserciti permanenti e l'esigenza di una burocrazia sempre più complessa costrinsero i sovrani a chiedere ingenti prestiti ai grandi mercanti/banchieri in cambio di larghe concessioni (come lo sfruttamento di territori nelle colonie o l'appalto della riscossione delle imposte sul territorio nazionale). Transizione verso l'assolutismo illuminatoGli ultimi monarchi assoluti tentarono talvolta di governare secondo i principi dell'Illuminismo, e vengono quindi chiamati despoti illuminati. Essi tentarono di permettere ai loro sudditi di vivere più liberamente la loro vita di tutti i giorni, mantenendo al tempo stesso la monarchia autocratica. Nel Settecento furono considrati tali Federico II di prussia, Caterina di Russia e Giuseppe d'Asburgo. L'assolutismo, come termine, non comparve fino al XIX secolo, quando la tradizionale "età dell'assolutismo" era ormai passata. Alcuni storici [senza fonte] vedono i monarchi assoluti come una conseguenza diretta della centralizzazione dello stato sotto i Nuovi monarchi. Monarchie assolute esistenti
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
|
|||||||
This article is from Wikipedia. All text is available under the terms of the GNU Free Documentation License.