Aspect ratio (immagine)

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Il rapporto d'aspetto o aspect ratio di un'immagine è il rapporto matematico tra la sua base e la sua altezza.

La notazione matematica del rapporto d'aspetto è indicata in forma di frazione, come x:y o x/y, oppure come il risultato, arrotondato, della stessa, come 1,3 o 2,35. Inoltre, possono essere espressi come proporzione riferita all'unità, come 1,85:1 o 1,66:1. Sono in uso numerosi rapporti, a seconda del campo di utilizzo delle immagini. Cinema, televisione, computer grafica e fotografia hanno rapporti d'aspetto caratteristici. Il cinema è il settore dove sono più numerosi, a seconda del periodo storico; i rapporti più comunemente usati, per esempio, sono oggi il 1.85:1 e il 2.39:1[1]. In campo televisivo, due formati comuni sono il 4:3 (1.33:1), di impiego pressoché universale per la televisione a definizione standard, e il 16:9 (1.78:1), standardizzato per la televisione ad alta definizione e la televisione digitale europea. Altri rapporti esistono ma sono più rari. In fotografia, i rapporti d'aspetto più comuni sono il 4:3 e il 3:2, ma sono piuttosto diffusi anche i altri rapporti, come il 5:4, il 7:5 e il formato quadrato 1:1 .

Cinque rapporti d'aspetto comunemente usati
(La grafica sotto è stata scalata con la dimensione verticale costante per mostrare le differenti larghezze.)
72x54 4:3
81x54 3:2
96x54 16:9
100x54 1.85:1
129x54 2.39:1


Indice

Evoluzione dei rapporti d'aspetto nel cinema e nella televisione

Cinque rapporti d'aspetto di uso comune comparati fra di loro, inscritti nella misura della diagonale dello schermo (la circonferenza nera). I due rettangoli più bassi e larghi (2,39:1, in viola, e 1,85:1, in giallo) sono due rapporti molto comuni nel cinema. Il rettangolo blu corrisponde al 16:9 ed è lo standard dei formati televisivi ad alta definizione. Il rettangolo verde (3:2) rappresenta un comunissimo formato fotografico, mentre il rettangolo più alto, in rosso, rappresenta il formato 4:3, usato sia in fotografia che nella televisione a definizione standard.

Limitazioni pratiche

Nei formati cinematografici, le dimensioni fisiche della pellicola sono l'unico limite alla larghezza dell'immagine. Sul negativo, è disponibile tutta l'area compresa tra le perforazioni, mentre nel positivo da proiezione va considerato anche lo spazio occupato dalla traccia audio ottica.

Lo standard universale, stabilito da William Dickson e Thomas Edison nel 1892, è di quattro perforazioni di altezza per ogni fotogramma. La larghezza della pellicola è di 35 mm e l'area compresa tra le perforazioni è di 24.,9 mm×18.,7 mm.[2] Con lo spazio per la traccia audio e l'altezza ridotta per mantenere la larghezza del fotogramma maggiore dell'altezza (imitando cos' la visione umana), il formato cosiddetto Academy fu standardizzato quindi di 22 mm×16 mm, con un rapporto d'aspetto di 1,37:1.

Terminologia cinematografica

Per approfondire, vedi la voce vistavision.

L'industria cinematografica assegna un valore di 1 all'altezza del fotogramma e indica il rapporto d'aspetto il relazione a quasto valore. Di conseguenza, un fotogramma anamorfico è indicato come 2,40:1 o 2,40. Nelle produzioni cinematografiche moderne, i rapporti usati sono di 1,85:1 e 2,40:1, e anche il rapporto 1,66:1 ha una certa diffusione soprattutto in Europa. Molti formati panoramici sono noti con una denominazione propria, come Cinemascope, Todd-AO, e Vistavision. Quest'ultimo, in particolare, merita una nota particolare per via del trascinamento della pellicola in senso orizzontale, con fotogrammi di otto perforazioni e rapporto d'aspetto di 1,58:1, simile al comune formato fotografico 24×36. Molti film di Alfred Hitchcock sono stati girati con questo procedimento.

Standard televisivi

Il 4:3

Il rapporto 4:3 è stato impiegato in televisione fin dalle origini e anche gran parte dei monitor per computer lo usano. Deriva dal formato adottato per la pellicola cinematografica dopo l'avvento del cinema sonoro, e standardizzato dalla AMPAS nel 1927. Con la sempre maggiore diffusione degli apparecchi televisivi, a partire dagli anni 50, vengono tuttavia definiti una serie di formati panoramici adottati dall'industria cinematografica allo scopo di aumentare la spettacolarità delle immagini. Il quattro terzi viene talvolta espresso anche rapporto 12:9 per un raffronto diretto con il formato 16:9. Nel caso di un segnale 4:3 visualizzato su un televisore 16:9, la resa corretta delle dimensioni comporta l'aggiunta di bande laterali nere, un effetto chiamato pillarbox.

Il 14:9

Il bordo rosso indica il formato di un'immagine in 16:9. Il bordo giallo, senza le bande nere, mostra un ritaglio in 14:9, mentre l'intero quadrato rappresenta il 4:3.

Il rapporto 14:9 è un compromesso di transizione per creare immagini rese in modo accettabile sia su schermi in 4:3 che in 16:9, progettato dalla BBC dopo una serie di test su telespettatori. È utilizzato da emittenti inglesi, irlandesi e australiane ed è piuttosto diffuso nella produzione pubblicitaria. È importante precisare che il 14:9 non esiste come formato di ripresa, che è sempre fatta in 4:3 o 16:9, ma solo un modo di visualizzazione.

L'uso più comune è su materiale in 16:9. Durante le riprese, le varie inquadrature sono concepite in modo da non avere materiale importante troppo vicino ai bordi. Rispetto a riprese in 16:9, l'area visibile dopo la conversione sarà comunque maggiore rispetto al 4:3.

Durante la trasmissione in 4:3, i bordi dell'immagine vengono ritagliati a vengono aggiunte bande nere sopra o sotto l'immagine, entrambe le cose in misura inferiore rispetto a una conversione completa in 16:9, conservando così una maggiore area visibile. Se la trasmissione è in 16:9, l'immagine non viene ritagliata ma degli appositi segnali indicano al ricevitore che, se necessario, è possibile convertirla in 14:9.

Se il materiale da trasmettere è già in 4:3, i bordi superiore e inferiore vengono ritagliati, e bande nere verticali sono aggiunte ai lati. Anche in questo caso, l'effetto è più gradevole rispetto a una conversione completa.

Il 16:9

Per approfondire, vedi la voce 16:9.

Il rapporto 16:9 è alla base dell'alta definizione (HDTV), ma è di diffusione sempre maggiore anche nella SDTV. Tutti gli standard relativi all'alta definizione prevedono l'uso di immagini in questo formato. Il tv 16:9 viene definito anche widescreen. Il 16:9 corrisponde ad un formato più largo del formato televisivo/cinematografico 4:3, detenendo il 33% in più di visione rispetto a quest'ultimo, se si tiene costante l'altezza dello schermo. Secondo alcuni autori, il 16:9 è il formato che più si avvicina alla visione dell'occhio umano.

Immagine in 4:3 (1.33:1)
Immagine in 16:9 (1.78:1).

Le due immagini sopra offrono una comparazione tra i formati 4:3 e 16:9. In questo caso l'immagine in 16:9 trae beneficio dalla maggiore area a disposizione. Si notino in particolare gli oggetti a sinistra del lampione e le sedie con i tavoli a destra, non visualizzati nella versione 4:3.
Le due immagini sono mostrate in modo che le rispettive aree siano equivalenti. Comparare due formati sulla base delle dimensioni orizzontali o verticali, infatti, può dare una falsa impressione di superiorità di uno rispetto all'altro.

Compatibilità con i vari sistemi Widescreen

Mentre nel cinema è molto semplice cambiare rapporto d'aspetto (è sufficiente adeguare i mascherini di cineprese e proiettori), i formati panoramici, o widescreen, pongono tuttavia alcuni problemi nel processo di telecinema. Si tratta, essenzialmente, di aggiungere bande nere sopra e sotto l'immagine (letterbox), di ritagliare i bordi dell'immagine, eventualmente decentrandola (pan & scan) o anche, nel caso di film in cinemascope, di deanamorfizzare l'immagine di un valore un po' inferiore a quello nominale, accettando una certa distorsione. Eventualmente, questi tre metodi posso anche essere combinati tra loro.

Il 16:9 permette una maggiore compatibilità con le immagini cinematografiche nei rapporti 1.66:1 (European Widescreen), 1.85:1 (American Widescreen) e 2.35:1/2.40:1 (Cinemascope/Panavision). A differenza di come verrebbe trasmesso su schermo 4:3, le bande nere risultanti dalla visione nei formati cinematografici sono più piccole e meno fastidiose. Ad esempio, in un televisore 16:9 un'immagine in formato 2.35:1 occuperebbe soltanto, di bande nere, il 25% circa, contro il 44% su un TV 4:3.

Aspetti della produzione televisiva

Telecamere

Nell'ambito della produzione televisiva, le telecamere di classe professionale sono normalmente in grado di riprendere in entrambi i formati. Qualche limitazione esiste per le telecamere di generazione più vecchia che non montano sensori CCD multiformato.

Le telecamere in alta definizione dispongono sempre di un'uscita sottoconvertita su cui è disponibile il segnale a definizione standard, il quale è selezionabile sia in 16:9 che in 4:3 con taglio dei bordi oppure letterbox.

Cineprese

La pellicola Super 16 mm è usata frequentemente nelle produzioni destinate alla televisione. Il Super 16 mm richiede pellicola monoperforata e usa tutta l'area disponibile al di fuori della perforazione. Per via del basso costo e della qualità delle riprese, è un sistema vantaggioso per eseguire riprese destinate a produzioni di alto livello a un costo inferiore alle apparecchiature televisive, tenendo conto che il negativo non viene stampato ma telecinemato.

Il bordo non perforato della pellicola, normalmente destinato alla traccia audio che qui non è prevista, permette di ottenere un rapporto d'aspetto di 1,66:1, molto simile al 16:9 (1,78:1). La qualità delle riprese è sufficiente anche per una stampa in 35mm destinata alla proiezione cinematografica.

Per approfondire, vedi la voce Super 16 mm.

Telecinema

Il formato video all'uscita da un telecinema è selezionabile secondo le esigenze di produzione. In modalità Pan & Scan, è anche possibile scegliere di volta in volta quale parte dei bordi sacrificare.

Menu di un mixer video Snell & Wilcox Kahuna, che mostra il rapporto d'aspetto e lo standard televisivo di alcuni ingressi.

Mixer video

Tutti i mixer video in produzione posso operare indifferentemente con qualsiasi rapporto d'aspetto desiderato, posto che questo sia identico per tutti i segnali in ingresso e in uscita.

I mixer video più sofisticati sono in grado di operare automaticamente conversioni di formato e di gestire segnali sia in 4:3 che in 16:9, programmando in anticipo il tipo di conversione richiesta.

Trasporto e visualizzazione del segnale

Esempi di configurazione di un multiviewer per segnali in 16:9.

L'interfaccia SDI permette il trasporto di segnali di entrambi i formati.

In effetti, nella versione più diffusa, a 270 Mbit/s, non c'è alcuna differenza pratica tra un segnale in 4:3 e uno in 16:9, a parte il rapporto d'aspetto dei pixel. Mixer video, matrici e videoregistratori/video server sono quindi in grado di gestire agevolmente entrambi i rapporti d'aspetto senza problemi. Naturalmente, è da considerare il fatto che i segnali non vengono convertiti ma instradati così come sono, per cui una serie di clip in uscita da un videoserver dovrà comprendere solo immagini di un solo formato per evitare problemi di visualizzazione.

Immagine di esempio, ripresa in 16:9.
La stessa immagine, visualizzata in modalità anamorfica su un monitor in 4:3. L'immagine appare deformata in senso verticale ma il segnale è da considerarsi corretto, in quanto dipendente solo dal dispositivo di visualizzazione.
L'immagine di esempio con l'aggiunta di bande nere sopra e sotto. In questo modo si ottiene una visualizzazione corretta su un monitor in 4:3.

In particolare, come mostrato nelle immagini a fianco, un'immagine nativa in 16:9 può essere visualizzata su monitor convenzionali in 4:3 sia in modalità anamorfica che letterbox. Nel primo caso l'immagine appare deformata verticalmente, nel secondo le proporzioni sono corrette ma una parte del monitor non viene utilizzata.

La modalità letterbox non va confusa con il finto 16:9 (vedi sotto) che è invece un segnale in 4:3: nel primo caso, infatti, si utilizza semplicemente una porzione minore del monitor senza intervenire sul segnale.

I multiviewer in uso negli studi sono configurabili per visualizzare agevolmente segnali di entrambi i formati.

Dal momento che l'effetto pillarbox dovuto alla conversione di un segnale 4:3 in 16:9 è molto fastidioso alla vista, molte emittenti, fra cui principalmente Sky Sport, riempono le bande laterali con motivi grafici, in modo da utilizzare comunque tutta la larghezza dello schermo a disposizione.

Il finto 16:9

Esigenze produttive e di marketing hanno portato, in tempi recenti, all'adozione di una tecnica di ripresa nota in gergo, in Italia, come finto 16:9 o anche 16:9 bandato. Questa tecnica consiste nella generazione di un segnale standard 4:3 che contiene un segnale di tipo lettebox. Visivamente, il formato è 16:9 ma in realtà una certa parte delle linee di scansione disponibili sono sacrificate durante la ripresa. Le bande nere sopra e sotto l'immagine sono usate per inserire informazioni visive, come richiami pubblicitari, loghi e grafiche animate: in un flusso video in 16:9 questo non sarebbe possibile. Questa tecnica è usata di frequente nella pubblicità televisiva.

Critiche al formato 16:9

L'esistenza di più rapporti d'aspetto crea lavoro aggiuntivo alla produzione audiovisiva, e non sempre con risultati adeguati. È piuttosto frequente che un film in formato panoramico sia visualizzato in maniera alterata (tagliato o espanso oltremisura). Il 4:3 bandato, in particolare, è molto problematico nella resa su monitor in 16:9, perché se viene convertito come letterbox, il risultato mostrerà sia le bande nere sopra e sotto, sia quelle laterali, con un risultato noto in gergo come inscatolamento, cioè con l'immagine visibile all'interno di un rettangolo nero più ampio.

Un fotogramma inscatolato

Sia le trasmissioni PAL che NTSC prevedono l'uso di un segnale inserito sull'intervallo di ritorno verticale e chiamato Active Format Description (AFD) che permette a monitor e televisori (e anche ai convertitori usati nella catena video) di determinare il rapporto d'aspetto del segnale in ingresso e determinare se necessiti di conversione. I televisori domestici sono in grado di adeguare la visualizzazione alla trasmissione ricevuta (Si veda la specifica ITU-R BT.1119-1 - Wide-Screen signalling for broadcasting). Anche il segnale trasportato da cavi SCART usa una linea di stato per identificare il materiale in 16:9.

In ogni caso, chi si occupa di riprese televisive deve sempre considerare le diverse forme di visualizzazione del materiale prodotto. È prassi comune mantenere tutte le informazioni necessarie di azione e di informazione (come scritte e titoli grafici) all'interno dell'area centrale che viene mantenuta anche in caso di taglio dei bordi laterali.

Rapporti d'aspetto in uso nel passato e in epoca moderna

Rapporto d'aspetto Descrizione
1.19:1 "Movietone" - rapporto usato nei primi film sonori in 35mm, alla fine degli anni 20, soprattutto in Europa. La colonna sonora ottica era posta di fianco al fotogramma 1,33, riducendone la larghezza. La Academy Aperture definì il rapporto a 1,37 abbassando l'altezza del fotogramma.
Il miglior esempio di questo rapporto sono i primi film sonori di Fritz Lang: M - Il mostro di Düsseldorf e Il testamento del dottor Mabuse.
Il formato di questo fotogramma è molto simile a quello usato oggi per la fotografia anamorfica.
1.25:1 Il sistema televisivo inglese a 405 linee usava questo rapporto d'aspetto dalla sua introduzione fino al 1950, quando venne modificato nel più comune 1,33.
1.33:1 Rapporto originale del cinema muto in 35mm, usato comunemente per le produzioni televisive, dove è più noto come 4:3. È inoltre uno degli standard previsti per la compressione MPEG-2.
1.37:1 Cinema sonoro in 35mm, praticamente di impiego universale tra il 1932 e il 1953. Ufficialmente adottato come Academy ratio nel 1932 dalla AMPAS. È usato occasionalmente anche per produzioni moderne, e costituisce inoltre lo standard per il 16mm.
1.43:1 Formato IMAX. Le produzioni IMAX usano pellicola da 70mm, che a differenza delle cineprese convenzionali in 70mm viene fatta scorrere orizzontalmente, per una maggiore area del negativo.
1.5:1 Rapporto d'aspetto usato per la fotografia in 35mm, con fotogramma di 24×36mm.
1.56:1 Chiamato anche 14:9, è spesso usato per la produzione di filmati pubblicitari, come un formato di compromesso tra il 4:3 e il 16:9. Le immagini risultanti possono essere usate sia su televisori tradizionali che widescreen, con effetti di pillarbox o letterbox minimizzati.
1.66:1 Rapporto European Widescreen standard, nativo per la pellicola Super 16 mm (5:3, espresso talvolta come "1,67").
1.75:1 Formato panoramico sperimentale in 35mm, usato dalla Metro-Goldwyn-Mayer e in seguito abbandonato.
1.78:1 Rapporto standard per il video ad alta definizione, chiamato comunemente 16:9. È uno dei tre rapporti previsti per la compressione video MPEG-2.
1.85:1 Rapporto panoramico standard per le produzioni cinematografiche americane e inglesi. Il fotogramma usa all'incirca l'altezza di 3 perforazioni di pellicola su 4. Esistono tecniche che permettono di girare con un passo di tre perforazioni per risparmiare pellicola.
2.00:1 Rapporto originale SuperScope, usato anche per l'Univisium.
2.20:1 Standard 70mm, sviluppato in origine per il sistema Todd-AO negli anni 50. Il 2,21:1 è specificato per l'MPEG-2 ma non viene utilizzato.
2.35:1 35 mm anamorfico precedente al 1970, usato nel CinemaScope e nei primi anni del Panavision. Lo standard anamorfico è stato modificato leggermente in modo che le produzioni moderne abbiano in realtà un rapporto d'aspetto di 2,39,[1] anche se vengono di solito chiamate ugualmente 2,35, per tradizione. (Si noti che il formato anarmorfico ottiene una compressione orizzontale ottica dell'immagine e riempe completamente l'altezza del fotogramma di 4 perforazioni, ma ha il rapporto d'aspetto più largo.)
2.39:1 35 mm anamorfico successivo al 1970, a volte arrotondato a 2,40:1[1] Spesso chiamato commercialmente formato Panavision.
2.55:1 Rapporto d'aspetto originale del CinemaScope prima dell'aggiunta della traccia audio ottica. Era inoltre il rapporto del CinemaScope 55.
2.59:1 Formato Cinerama ad altezza piena (tre immagini 35mm proiettate fianco a fianco sullo schermo panoramico).
2.76:1 Formato MGM Camera 65 (65mm con compressione anamorfica 1,25x). Usato solo da pochi film tra il 1956 e il 1964, tra cui Ben-Hur del 1959.
4.00:1 Formato Polyvision, tre immagini 35mm con rapporto 1,33 proiettate fianco a fianco. Usato solo da Abel Gance per Napoléon del 1927.

Rapporto d'aspetto in fotografia

Il rapporto d'aspetto più comune in fotografia è probabilmente il 3:2 o 1,5:1 del formato 24×36 su pellicola 35mm. Questo rapporto è usato anche dalla maggior parte delle reflex digitali.

Un altro formato molto comune è il 4:3 (1,33), utilizzato dagli apparecchi conformi al sistema Quattro Terzi della Olympus e da quasi la totalità delle fotocamere digitali compatte, benché le più sofisticate di queste possano produrre immagini con formati più panoramici.

Il sistema APS prevede tre diversi formati:

  • APS-C ("classic") - 1,5:1
  • APS-H ("High definition") - 1.81:1
  • APS-P ("Panoramic") - 3:1

Le macchine a medio e grande formato offrono una certa varietà di formati, di solito indicati con le dimensioni del negativo in centimetri: 6x6, 6x7, 6x9 e 9x12 sono tra i più comunemente usati.

Note

  1. ^ a b c Il rapporto 2,39:1, a volte indicato come 2,40:1 (come accade nello American Cinematographer Manual della American Society of Cinematographers' è spesso erroneamente indicato come 2,35:1 (utilizzato solo nel film precedenti alla riforma della SMPTE del 1970 lo usavano)
  2. ^ Burum, Stephen H.(ed)(2004). American Cinematographer Manual(9th ed). ASC Press. ISBN 0-935578-24-2

Voci correlate

Collegamenti esterni

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